Daniele Solvi (a cura di): Compilazione Toscana. Dal ms. 1 della Pontificia Università Antonianum (= Edizione Nazionale delle Fonti Francescane; 2), Spoleto: Fondazione Centro Italiano di Studi sull'alto Medioevo 2024, VI + 208 S., 7 s/w-Abb., ISBN 978-88-6809-439-3, EUR 30,00
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Daniele Solvi: Il mondo nuovo. L'agiografia dei Minori Osservanti, Spoleto: Fondazione Centro Italiano di Studi sull'alto Medioevo 2019
Teresa D'Urso / Alessandra Perriccioli Saggese / Daniele Solvi (a cura di): Da Ludovico d'Angiò a san Ludovico di Tolosa. I testi e le immagini. Atti del Convegno internazionale di studio per il VII centenario della canonizzazione (1317-2017), Napoli - S. Maria Capua Vetere, 3-5 novembre 2016, Spoleto: Fondazione Centro Italiano di Studi sull'alto Medioevo 2017
L'ottavo centenario della morte di San Francesco (2026), come già successo per il centenario dantesco (2021) e quello marcopoliano (2024), è caratterizzato dalla realizzazione di moltissime iniziative parascientifiche e scientifiche; fra queste ultime, fanno la parte del leone le biografie, su cui hanno puntato le grandi case editrici. La Società Internazionale di Studi Francescani, punto di riferimento degli studi, sta promuovendo soprattutto nuove edizioni di fonti, tramite l'Edizione Nazionale delle Fonti Francescane, che è inserita nell'ambito dei programmi finanziati dal Comitato Nazionale per la celebrazione del centenario. L'edizione di questa Compilazione Toscana, e cioè di una raccolta di testi di e su San Francesco realizzata in Toscana (forse a Firenze) alla metà del Trecento, apre in maniera significativa questa serie di nuove edizioni, edite da CISAM (Spoleto). Senza voler attribuire alla scelta un valore "programmatico" che non viene esplicitato, pare però evidente a chi scrive la realizzazione di un progetto di interpretazione degli avvenimenti della vita di Francesco d'Assisi che conferisce un giusto primato alle fonti rispetto alla narrazione critica; che pone il problema della giusta restituzione del dettato critico di queste fonti (per molte ancora instabile); e che si propone infine l'obiettivo di allargare anche il confine del corpus di queste fonti.
Il presente volume, curato da uno dei più grandi specialisti dei testi francescani (lato sensu: i testi su Francesco; stricto sensu: i testi di Francesco o a lui attribuiti), può essere inserito tranquillamente in questo ultimo obbiettivo di slargamento di ciò che si è detto e scritto su Francesco. Va infatti ricordato che il problema della ricostruzione biografica di Francesco consiste nella moltiplicazione immediata e confliggente di racconti che si forma in cerchie differenti (dai compagni - e le compagne: anche Chiara va tenuta presente - alla società assisana all'Ordine ai gruppi ecclesiastici) e che non ci si può illudere di contemperare e equilibrare in un resoconto combinatorio: è il nucleo della cosiddetta "Questione francescana", che si è infiammata all'indomani della pubblicazione della Vita di San Francesco di Paul Sabatier (1894) e che oggi, invece di chiudersi, si sta complicando con l'acquisizione di nuovi pezzi fondamentali (Jacques Dalarun ha scoperto una nuova vita attribuita a Tommaso da Celano, databile agli anni frate Elia, e di cui è in preparazione una edizione critica sempre nel quadro delle Edizioni).
Nel caso della Compilazione Toscana, cadiamo nella casistica di una serie di collezioni testuali, definite da lungo tempo nella francescanistica "compilazioni", che si affermano e si diffondono come forma di raccolta di aneddotica di tipo biografico, miracolistico e antologico (vengono in esse inseriti anche gli scritti di Francesco) in maniera sempre più diffusa nel Trecento; in un saggio che ha fatto epoca nel 1988 (Dagli "Actus" al "De conformitate"), Menestò le considerò indizio di una coscienza storica di quel secolo complesso per l'Ordine, che trovò in esse consolazione e giustificazione storica.
Solvi chiama Compilazione toscana una collezione di 237 "estratti" - bisognerà trovare una nomenclatura per queste unità testuali, molto variabili per lunghezza e caratteristiche - che è testimoniata dal codice conservato presso la Biblioteca dell'Antonianum, col n. 1. Il manoscritto è un celebre testimone di primo Trecento della Legenda maior dotato di miniature tabellari di una certa rilevanza artistica; un copista di poco posteriore lavora, alla metà del secolo, su questo manoscritto, iniziando a raccogliere, al seguito della maior e dal f. 35va fino alla fine (79r), prima una raccolta di testimonianze sulla indulgenza della Porziuncola (1-23), coincidenti con una sezione del Tractatus di Francesco di Bartolo di Assisi e poi con una più lunga raccolta di 214 pezzi che uniscono estratti celaniani, memorie dei compagni (in particolare Corrado da Offida), scritti di Francesco e altro materiale (tra cui un estratto del Canticum di Peckham), con un notevole corpus di testi che non trovano riscontro nelle fonti precedenti e che rendono la Compilazione molto rilevante sul piano storico. Sul piano dell'assemblaggio del codice, Solvi accetta e mette in valore le risultanze dell'analisi di Bartoli Langeli (in San Francesco in figura, Roma, Antonianum, 2021, 13-48), che aveva smentito la precedente ipotesi di Lemmens (nelle celebri Extractiones di Quaracchi, 1902, 72-73), propenso a vedere in questa sezione del codice l'intervento di due mani fratesche.
Solvi individua la filiera di tradizione testuale a cui, però, il copista attinge con la collazione della sezione sulla tematica della Porziuncola con il testimone romano (BNC Vitt. Em. 559), che rappresenta un rimaneggiamento d'autore del Liber; la Compilazione e il testimone romano attingono a materiale assisano alla base di tale rimaneggiamento. Per un'altra ampia sezione (109-112 e 138-235), a cui vanno aggiunti i pezzi 117-137, testimoni di una versione della Regula non bullata dotata di rimaneggiamenti testuali peculiari (individuati da Paolazzi), è dimostrata l'appartenenza al ramo dell'importante testimone isidoriano I/73, collettore di materiali leonini o pseudo-leonini (secondo gli accenti diversi che ha dato alla questione la ricostruzione di F. Delmas-Goyon-Sylvain Piron, oppure lo stesso Solvi sulla scorta delle analisi pioneristiche di E. Pásztor); la presenza di errori propri alla Compilazione (6) permette dunque di pensare un antecedente comune, ma questa ricostruzione non induce a concludere per una confezione assisana della collezione: due serie testuali con episodi di origine coeva (24-47) e soprattutto di localizzazione o di provenienza da testimonianze toscane (84-107) fanno propendere il curatore per una collocazione del lavoro di assemblaggio nella regione, con una preferenza per il convento di Santa Croce (19), senza escludere del tutto anche Arezzo.(20)
Solvi esclude le ipotesi di identificazione dell'autore della compilazione con un Giacomino di Cortona (ricordato alla prima persona in 86) o Francesco Peri (ricordato a 106 nella stessa modalità); l'ipotesi, elaborata sempre dal benemerito Lemmens, cozza con la moltiplicazione di contro-esempi di testimonianze alla prima persona (particolarmente fitte nella sezione dedicata alla Porziuncola), riportate a p. 15 (ma il cui novero può allargarsi: nel testo sono particolarmente notevoli anche le "catene memoriali", che individuano anelli plurimi di testimonianze, come in 48, prima attestazione della Compilazione sul tema del torpescere della perfezione dei frati: qui la catena porta alla Verna con un frate della Marca che l'ha ascoltata da un frate in contatto con Francesco: "Hec verba dixit Alverne quidam frater de Marchia, qui dixit se habuisse ab illo frate cui beatus Francescus dixit"; pare economico pensare a Corrado, presente alla Verna, che raccoglie le memorie di Leone). La propensione per l'anonimato permette anche di definire la concreta modalità di assemblaggio della Compilazione, che bilancia, secondo le efficaci formule del curatore, una "bassa incidenza della funzione autoriale" con una progettualità libraria complessiva e unitaria, seppure debole, come è evidente dal diverso grado di cura rispetto ai segni di répérage testuale della collezione: rubriche ben identificabile nella sezione della Porziuncola, poi titoli e rubriche, e talvolta note marginali di divisio textus, in cui il copista-collezionista ha cercato di adeguare la copia alla prima sezione, ma sulla base degli antigrafi che via via andava raccogliendo e copiando.
Questo assetto complessivamente più "antologico" che "progettuale" ha un impatto anche sulla caratterizzazione complessiva della Compilazione, che Livario Oliger aveva affiliato alla tendenza "spirituale" (ma vista la cronologia, bisognerebbe dire "fraticellesca") in ragione dell'inserimento di testi di critica nei confronti dell'Ordine. Solvi riscontra anche la presenza di brani complessivamente apologetici (come il 40, che santifica i frati predicatori, e il 58, che si limita a criticare elementi secondari della disciplina dei frati, non legati ai temi della povertà), ma soprattutto delinea complessivamente un'attenzione del copista ai passaggi che rimandano al tema dell'obbedienza (una manicula indica le parole di Admonitio 3); certamente i brani polemici restano fortemente ancorati nella tradizione "spirituale": lo è senz'altro 49, dove Cristo intima di uscire ai frati che non vogliono seguire ad litteram la versione primitiva della Regula da lui dettata a Francesco; è presente anche il verbum di Corrado di Offida dedicato alla decadenza dell'Ordine (il 12 nell'ed. di Sabatier); tuttavia, è giusto ricordare che questi apologhi pessimisti andranno a confluire nella testualità trecentesca anche ufficiale (come la Cronaca dei XXIV generali), e soprattutto che il verbum compare qui in una versione scorciata e più conciliante (31-32; segnalo che il verbum in una versione simile, assieme ad altre memorie di Leone, compare in un manoscritto di area subalpina, compilato dal collezionista e giurista chierese Tebaldo Civeri: Torino, BNU, K2.V.8: su questo codice, vedi ora Lodone, Montefusco, La fuga del papa, in press). In definitiva ci sembra un'analisi piuttosto esemplare, che potrebbe essere applicata ad altri casi di compilazioni francescane.
Solvi propone il titolo di "Toscana" per distinguere questa compilazione dalla Compilazione Fiorentina, edita da Bughetti sulla base del ms. Conv. Soppr. C.9.2878 e fatto risalire dallo studioso all'epoca di Michele da Cesena (AFH, 1927, 79-108); segnalo l'aria di famiglia di queste compilazioni con quella recentemente fatta emergere da me e Marcello Bolognari (vedi A. Pegoretti /F. Rossi: Santa Croce e la città, Ravenna, 2024, 85-97), trasmessa da un codice (BML, Plut.19 dex. 10) che pare avere un aspetto antiquiore (forse addirittura XIII ex.), e sembra attribuibile anch'esso all'ambiente di Santa Croce (o comunque ivi venne conservato: una nota di possesso lo lega ad Antonio Bindi, vescovo implicato nella condanna di Michele da Calci). Solo due sono gli estratti in comune (tra cui il verbum di Corrado) con la Compilazione Toscana, mentre più numerose sono le concordanze con la Compilazione fiorentina: i rapporti andranno sbrogliati in sede di edizione, ma mi pare confermata l'idea di Solvi che Santa Croce, priva di glorie autoctone su Francesco, possa essere stato un interessante crocevie di memorie di area toscana e limitrofa (soprattutto dall'Italia centrale, mi pare) e non solo (89 è originale e proviene da Noto, in Sicilia).
Bisogna anche aggiungere che i testi originali della Toscana hanno un sapore molto specifico: la micro-sezione 'ecologista' (sparsa nella collezione) ritrae un Francesco appassionato dei fiori, rispettoso delle formiche (31), che fa arrivare la pioggia dopo che le rondini hanno alleviato le sofferenze della popolazione come una tenda (32), che impone il silenzio a un asino (98) e che soprattutto addomestica un usignolo, abituandolo a mangiare dalla sua mano (48): si tratta di un topos agiografico che si colloca in ambito certosino più che francescano. Tra i capitoli originali, andrà sottoposto a un supplemento d'indagine senz'altro il medaglione agiografico dedicato ad Agnello da Pisa, introduttore dell'ordine in Inghilterra e fondatore della scuola francescana di Oxford, in 64: i dettagli e la sua precisione, nonché la particolare attenzione al rapporto dei frati con lo studio, confortano ulteriormente di un ambiente universitario o parauniversitario quale quello di Santa Croce, naturalmente aperto a questo tipo di depositi memoriali.
Antonio Montefusco